Tra le tante meraviglie che caratterizzano il Monferrato, forse le più singolari e nascoste sono gli infernot, le antiche cantine scavate nella pietra nascoste nel sottosuolo di alcuni paesi del casalese.

Tra le tante meraviglie che caratterizzano il Monferrato, forse le più singolari e nascoste sono gli infernot. Non temete, a dispetto del nome luciferino non c’è niente di diabolico in quello che vi sto per raccontare: gli infernot del Monferrato non sono altro che cantine sotterranee. Stiamo parlando, però, di vere e proprie opere d’arte.

Quindi niente diavoli, gironi danteschi o esalazioni sulfuree: l’ipotesi più accreditata vuole che il nome infernot derivi dall’antico francese enfernet che stava a indicare una piccola e angusta cella di carcere. Eh sì, ipotesi, perché tutte le conoscenze che si hanno oggi degli infernot sono frutto di testimonianze orali tramandate di generazione in generazione.

Storia degli infernot del Monferrato

Riguardo la loro origine si pensa che si sia cominciato a costruire, o meglio a scavare, gli infernot nella prima parte del 1800. Erano proprio i proprietari delle case che, durante le pause invernali concesse dai campi, picconata dopo picconata scavavano queste “buche” nell’arenaria sottostante le loro case. Buche che giorno dopo giorno prendevano sempre più forma, quasi come fossero dei mausolei.

Lo scopo di tanta fatica era quello di creare un luogo dove poter conservare le vivande, soprattutto le bottiglie di vino. È infatti nei primi anni del 1800 che si comincia ad imbottigliare il vino e di conseguenza diventava fondamentale conservarlo correttamente.

ingresso di un infernot

I primi gradini che conducono a una cantina, un’altra seconda e più stretta scala conduce poi all’infernot

Giù nell’arenaria, a profondità variabili da qualche metro a oltre dieci metri sottoterra, la temperatura è praticamente costante e oscilla attorno ai 15°C per tutto l’anno. Non a caso la gente scendeva lì sotto anche per trascorrere le fredde serate invernali. Ecco perché molte di queste cantine hanno un tavolo al centro. Guardate bene e vedrete che i tavoli non sono stati portati ma letteralmente scolpiti nella roccia!

Secondo i racconti la costruzione di un infernot richiedeva alle braccia dei contadini due o tre inverni di sforzi per essere completata. Probabilmente queste tempistiche potevano variare a seconda delle finiture infatti alcuni infernot sono piuttosto semplici, delle stanze più o meno regolari con dei ripiani scavati nella roccia per sostenere le bottiglie. Altri sono, invece, curati quasi come fossero dei templi, con incavi sagomati ad assecondare le forme delle bottiglie, con volte, incisioni, nicchie e candelabri.

visita a un infernot nel monferrato

L’angusta scala di ingresso per la prima sala di un infernot, pochi passi più in là la discesa continua

Dei veri capolavori che, se pensiamo che sono stati realizzati da dei semplici contadini, fanno impallidire i lavori di alcuni sedicenti professionisti moderni.

Questa varietà rende tutto ancora più affascinante, ognuno interpretava la sua cantina come meglio credeva. Tra gli infernot aperti se ne possono visitare di rotondi, quadrati, rettangolari, con una sola camera o più di una. In un infernot a Camagna Monferrato, per esempio, si scende percorrendo uno scivolo a spirale mentre in un infernot di Cella Monte con una stretta scala scolpita nella pietra da cantoni e illuminata da candele, in altri ancora è bastato fare un paio di gradini.

infernot a Camagna Monferrato

Il tunnel d’ingresso di un infernot

Per capire e cominciare a visitare gli infernot, Cella Monte è d’obbligo

Gli infernot non si trovano ovunque nel Monferrato, ecco perché esiste un vero e proprio Monferrato degli infernot. I comuni che rientrano nell’area sono 14 e sono: Camagna, Frassinello, Fubine, Olivola, Ottiglio, Ozzano Monferrato, Ponzano, Rosignano Monferrato, Sala Monferrato, Terruggia, Treville, Vignale Monferrato e Grazzano Badoglio. Ad eccezione di quest’ultimo comune, che si trova sul confine tra le provincie di Asti e Alessandria, i restanti paesi si ergono tutti invece nel casalese. Il punto di inizio più logico per lanciarsi alla scoperta del circuito degli infernot è Cella Monte, sede dell’Ecomuseo della Pietra da Cantoni.



Visita agli infernot: orari e Infernot Aperti

Gli infernot venivano scavati dai proprietari delle case direttamente sotto di esse. Anche se sono stati messi sotto l’ala protettrice dell’Unesco, bisogna considerare che una buona parte di essi è di proprietà di (fortunati) privati. Di conseguenza, la visita va concordata ma non preoccupatevi: i monferrini saranno felici di mostrarvi i loro tesori nascosti.

Potete contattare direttamente l’Ecomuseo della Pietra da Cantoni per organizzare le vostre visite o se preferite potete tenere d’occhio il sito e tenervi liberi per le giornate Infernot Aperti.

Per contattare l’Ecomuseo della Pietra da Cantoni:
+39 0142 488161
info@ecomuseopietracantoni.it
Piazza Vallino – Cella Monte (AL)

Daniele Farina

Cremonese doc, sono stato per undici anni disegnatore elettronico, poi la voglia di fare delle mie passioni un lavoro mi ha portato a gestire una formaggeria-salumeria. Tra camembert e culatelli, forme di grana e prosciutti, nel cuore ho sempre riservato un posto per la musica, la birra e la montagna. Da quando ho incontrato Martina, un po’ di quello spazio se l’è preso il Monferrato. | Visita sito